Prima la stanza
La casa aveva già le sue arcate a tutto sesto e un parquet a spina di pesce da rispettare. La richiesta era una sola: un’unica isola, grande, dove cucinare e sedersi insieme. Abbiamo misurato la luce delle finestre e il passo delle tende a velo prima di disegnare i volumi. Il resto è venuto per sottrazione.
Due materiali
Il legno wengè è stato scelto per la venatura scura e continua, che corre sulle ante e sui fianchi dell’isola. Sopra, il marmo verde alpi porta le sue vene bianche, diverse su ogni lastra. Le alzatine ripetono lo stesso marmo, fino a diventare fondale dei lavelli. Acciaio e cromo restano sullo sfondo, sui rubinetti a canna alta e sulle sedie a sbalzo.
Il lavoro sui dettagli
Le lastre di marmo sono state accostate per far combaciare le vene sugli spigoli dell’isola. I lavelli in acciaio sono montati sottotop, a filo della pietra. I cassetti nascondono divisori su misura per le posate; la credenza a giorno è illuminata da una linea di LED che scalda il legno. Ogni giunzione è pensata per sparire.
Il verde del marmo porta la luce; il wengè la trattiene.
Come si abita
L’isola tiene insieme la giornata: colazione da un lato, preparazione dall’altro. Le colonne raccolgono forni e microonde in una parete sola, così i piani restano liberi. Le sedie in tubolare cromato si spostano con poco, il marmo si pulisce con un gesto. È una cucina che lavora molto e mostra poco.
La luce
Di giorno le tende a velo filtrano il sole e il marmo diventa quasi grigio; la sera i LED della credenza tengono accesa solo la parete del legno. Le arcate a tutto sesto incorniciano l’isola da lontano. La stanza cambia tono con le ore, senza cambiare carattere.